Archivio per aprile 2009

Cemento vivo

aprile 24, 2009

La chiesa progettata da Fuksas e costruita a Foligno vedrà domenica prossima la propria dedicazione a Dio. Con questa liturgia quell’edificio viene contraddistinto dagli altri. Il Vescovo imprimerà dei segni e la liturgia affermerà che quei piloni di cemento non sono solo cemento ma si elevano a una realtà vivente.

Le pareti e il popolo dei fedeli saranno asperse con l’acqua benedetta, ricordo del battesimo, segno di trasformazione, di una nuova vita in Cristo che fa nuove tutte le cose.

L’altare sarà unto con l’olio così come i piloni portanti dell’edificio. L’olio deriva dall’ulivo segno di pace che si riversa sull’umanità dopo il diluvio. Ed è’ segno di amore profuso, come Maria di Betania ai piedi di Gesù. E’ segno di conferimento di grazia e perfezione. Domum Dei decet sanctitudo: Sponsum eius Christum adoremus in ea. L’olio è segno nuziale tra Cristo, lo sposo rappresentato dall’altare, e la sua sposa la Chiesa, indicata nell’edificio.

Ci sarà il segno dell’incenso che riempirà tutto lo spazio come ovunque si spanderà la fragranza di Cristo.

Ci sarà il segno della luce con le candele sopra l’altare, perché come risplende la luce di Cristo così la verità illumini ogni cuore.

Questi sono alcuni dei segni che la liturgia della dedicazione prevede e che ci indicano come l’edificio stesso sia  segno visibile del mistero di Cristo e della Chiesa. E lo dovrà essere anche quel cubo di cemento che ha concepito Fuksas.

“Voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale” (Lettera di Pietro 2,5). Se la Chiesa è testimonianza di un rapporto vivo, l’errore più grande è pensare che quella chiesa possa dirsi finita. La dedicazione stessa ci dice di una trasformazione che non potrà non coinvolgere quel monolite. E’ un cubo, bene: la comunità lo prenda in consegna, e nel tempo chiami altri a lavorarci, a ricrearlo con se stessa. E lo potrà fare sapendo di andare incontro a colui che fa nuove tutte le cose. Un cubo è anche la Nuova Gerusalemme.

La chiesa vista da una panca

aprile 23, 2009

Scrive Camillo Langone su Il Foglio (17 aprile 2009): “Che succede ad Avvenire? Il direttore Boffo ha perso il controllo delle pagine interne? Il quotidiano dei vescovi ha incredibilmente dedicato uno speciale alla rassegna di arte sincretica, cristo-satanista, che apre domani a Vicenza. Puzza di zolfo, la pubblicità della ditta Cibiemme: una grande foto per vantarsi di produrre panche senza inginocchiatoi. In redazione nessuno ha mai letto “Introduzione allo spirito della liturgia” di un certo Joseph Ratzinger? “L’incapacità a inginocchiarsi appare addirittura come l’essenza stessa del diabolico”. Sempre Avvenire dà voce ad alcuni inquietanti personaggi vestiti di nero che si aggirano ai margini della rassegna vicentina: sembra che siano i finanziatori dei templi gnostici, ostili all’Incarnazione, costruiti da Mario Botta a Torino, da Renzo Piano a San Giovanni Rotondo, da Richard Meier e Pietro Sartogo a Roma. Che Boffo svolga un’indagine interna, individui i responsabili e neutralizzi immediatamente quei figli di streghe”.

Quando leggo i fioretti estetizzanti di Langone Camillo, il nostro Mishima della ristorazione, so che pensare il contrario è semplicemente salutare.

Così mi vien voglia di difendere Koinè e Avvenire, rei di aver dato spazio ad “arte sincretica” e perfino a ”panche da chiesa senza inginocchiatoi”:  robba per gnostici dice Langone. E pensare che a Koinè ci stava pure lo stand della Tridentinum di Pietro Siffi.

D’accordo, è vero, rimane il fatto che molte chiese recenti sono astrazioni invivibili o scatole polivalenti o totem incombenti. Ma gli esercizi d’inerzia di Langone sono peggio. Pensiamo invece a come ricreare, a dare compiutezza a queste chiese. Se un obelisco pagano sta in mezzo a Piazza san Pietro, a volte basta conficcare bene una croce.

piazza san pietro e obelisco

Hierusalem – 9

aprile 15, 2009

La tomba vuota a Gerusalemme è l’antifona che rivela ogni altra parola. Tutto è ribaltato e scoperchiato. Come in principio, bisogna ancora venire, ancora vedere.

Come questi pellegrini del III secolo che, giunti al Santo Sepolcro, hanno lasciato il disegno di un’imbarcazione e questa scritta: Domine ivimus, Signore siamo venuti.

domine-ivimus

Christus vincit

aprile 12, 2009

Profeti quotidiani

aprile 4, 2009

Non li chiamano solo maestri, li chiamano profeti. Ma chi li chiama così? Corrieri, stampe, gazzette… e sarebbero profeti perché ci vanno d’accordo. Ma che profeta è quello che dice quanto dice anche uno che vende parole a giornata? Che profeta è quel profeta che conferma i titoli di un giornale?

“Guai a voi quando tutti parleranno bene di voi” (Lc 6,26).

[da una conversazione con lw]

Hierusalem – 8

aprile 1, 2009

Quattordici + una = quindici. Ovvio dire che ogni Via Crucis porta chi la percorre sulla via dolorosa di Gerusalemme, su quegli stessi ciotoli. E’ una salita al Calvario in quattordici stazioni. Più una, la risurrezione, stazione del giorno di Pasqua.

Meno ovvio notare che i salmi delle ascensioni, quelli del pellegrino che si reca a Gerusalemme, sono quindici. Come quindici erano i gradini del Tempio che i capi sacerdoti dovevano salire per giungere fino al Santo dei Santi.

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(Hierusalem – 9)


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