La chiesa progettata da Fuksas e costruita a Foligno vedrà domenica prossima la propria dedicazione a Dio. Con questa liturgia quell’edificio viene contraddistinto dagli altri. Il Vescovo imprimerà dei segni e la liturgia affermerà che quei piloni di cemento non sono solo cemento ma si elevano a una realtà vivente.
Le pareti e il popolo dei fedeli saranno asperse con l’acqua benedetta, ricordo del battesimo, segno di trasformazione, di una nuova vita in Cristo che fa nuove tutte le cose.
L’altare sarà unto con l’olio così come i piloni portanti dell’edificio. L’olio deriva dall’ulivo segno di pace che si riversa sull’umanità dopo il diluvio. Ed è’ segno di amore profuso, come Maria di Betania ai piedi di Gesù. E’ segno di conferimento di grazia e perfezione. Domum Dei decet sanctitudo: Sponsum eius Christum adoremus in ea. L’olio è segno nuziale tra Cristo, lo sposo rappresentato dall’altare, e la sua sposa la Chiesa, indicata nell’edificio.
Ci sarà il segno dell’incenso che riempirà tutto lo spazio come ovunque si spanderà la fragranza di Cristo.
Ci sarà il segno della luce con le candele sopra l’altare, perché come risplende la luce di Cristo così la verità illumini ogni cuore.
Questi sono alcuni dei segni che la liturgia della dedicazione prevede e che ci indicano come l’edificio stesso sia segno visibile del mistero di Cristo e della Chiesa. E lo dovrà essere anche quel cubo di cemento che ha concepito Fuksas.
“Voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale” (Lettera di Pietro 2,5). Se la Chiesa è testimonianza di un rapporto vivo, l’errore più grande è pensare che quella chiesa possa dirsi finita. La dedicazione stessa ci dice di una trasformazione che non potrà non coinvolgere quel monolite. E’ un cubo, bene: la comunità lo prenda in consegna, e nel tempo chiami altri a lavorarci, a ricrearlo con se stessa. E lo potrà fare sapendo di andare incontro a colui che fa nuove tutte le cose. Un cubo è anche la Nuova Gerusalemme.





