Archivio per maggio 2008

Segni

maggio 27, 2008

Inizio un itinerario, parziale quanto arbitrario, attraverso i segni dell’edificio chiesa. Inizio dalla soglia.

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I nostri piedi si fermano alle tue porte (Sal 122, 2). La chiesa presenta una soglia, un dentro e un fuori. Una differenza, un cambiamento. Nessun limite assoluto. A tutti è data la possibilità di entrare o di tornare sui propri passi.  

Oltrepassata, inizia il luogo della parola. E della Parola incarnata. Oltre si accede al testo [1], se è lecito pensare l’edificio chiesa come a un testo che dice e che può essere letto in base a un codice condiviso. 

La soglia presenta il testo, lo rende presente, ne assicura la presenza al mondo. Introduce alla sua lettura, alla sua ricezione [2].

Soglia è il sagrato. Il portico. La facciata. L’iscrizione della dedicazione. La porta. Soglia più estesa è il campanile e il suono delle campane. A volte lo è il cimitero, quando gira tutt’attorno.

Soglia è luogo di una transizione, ovvero di un’azione esercitata su chi si avvicina, con il compito più o meno realizzato, di far meglio accogliere il testo e di sviluppare una lettura più pertinente (pertinente, ovviamente, agli occhi di chi detiene il testo e dei suoi alleati).

In questo senso, vediamo che la nozione di soglia si allarga. Questa funzione, infatti, è svolta anche, ad esempio, dalla segnaletica stradale o turistica che conduce alla chiesa. Se il luogo santo è meta di pellegrinaggio lo è l’itinerario con i suoi luoghi di sosta e rifornimento; soglia può essere l’accoglienza in aeroporto o la cuccetta del treno prenotata dall’Unitalsi.  Lo è la guida del Touring per la Terra Santa e lo è in modo diverso di quella di Romeo Maggioni. Lo è il depliant illustrativo.

Se la chiesa è quella in costruzione a Foligno, soglia diventa l’intervista al suo architetto Fuksas: è infatti innegabile che la dichiarazione di una sua conversione inviti a ricomprendere il giudizio sulla sua opera (“mah, vuoi vedere che forse, alla fine, non sarà solo un monolite di cemento…”).  In ogni caso, è segno della potenza della soglia a orientare la lettura dell’opera.

Soglia è il concerto in piazza che fa della chiesa lo scenario, come le serate estive delle proloco. Soglia è l’evento in chiesa che fa dello spazio interno della chiesa una scenografia.

Soglia è la Pietà di Michelangelo o la Madonna dei Pellegrini di Caravaggio, opere che conducono e introducono al resto della chiesa. E ci sono opere che, paradossalmente, trasformano la chiesa in soglia-contenitore, come la via dolorosa, opera di Wallinger, nel Duomo di Milano: qui il Duomo testimone della vita che si è fatta visibile approda, senza speranza (e non si capisce perché), a una stanza nera, irrelata e invivibile.

Ci sono chiese che sono soglie di altre chiese come a Loreto, alla Porziuncola, al Santo Sepolcro. 

La soglia chiede di essere varcata. E’ ausiliare, funzionale, subordinata al dentro, o comunque a ciò che sta oltre. Ma pur essendo collocata nella parte extratestuale, partecipa alla produzione di senso. Costituita da molteplici elementi e pratiche che enunciano, la soglia ha una forza illocutoria e influenza la ricezione del testo.

Non tutte le soglie sono presidiate da chi detiene l’oltre della soglia.

 

(continua – 2)

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[1] E non solo accedere. Passando oltre la soglia è data anche la possibilità di diventare il testo. Oltre, infatti, i muri e le pietre diventano “pietre vive”. La calce dei muri, dice il Vescovo Durand nel libro dal titolo”Razionale”, è la carità bruciante, la sabbia sono le affezioni quotidiane e l’acqua è lo Spirito. E’ nella logike latreia, nella preghiera, nel diventare quanto la preghiera ascolta dalla Parola, ovvero nella conversione, trasformazione che l’oltrepassare la soglia può implicare, che si mostra la massima forza illocutoria del testo, vale a dire il potere performativo, il potere che la parola ha di compiere ciò che la parola descrive. La Parola, dicendo, agisce.
[2] Bibliografia: Gérard Genette, Soglie, i dintorni del testo, Einaudi, 1989
 

Il segreto di San Miniato

maggio 22, 2008

La prima volta che riesco ad andare a visitare Firenze, chiederò a Renzo Manetti di accompagnarmi. Nei suoi libri è capace di partire da un particolare per scoperchiare mondi nascosti, saperi antichi, itinerari imperscrutabili, eppure sotto gli occhi di tutti. Come nel suo libro Desiderium Sapientiae, dove si scoprono saperi che hanno partecipato a forgiare il campanile di Giotto, la fortezza dei Medici, l’abbazia di san Galgano e molte opere d’arte.

Fossero anche teorie di saperi non condivisibili quanto antichi, quelle teorie si sono depositate nei secoli e in qualche modo col loro peso hanno partecipato a forgiare le sagome delle città e i caratteri dei suoi illustri cittadini. E di questo bisogna tenerne conto.

Ho finito di leggere il suo romanzo: Il segreto di San Miniato (Edizioni Polistampa – 2006, qui c’è una presentazione). Se non si è disturbati da nessuno, lo si legge tutto d’un fiato. E’ ambientato tra il XI e il XII secolo, quando Federico Barbarossa calava in Italia e Saladino a Gerusalemme. Ma il cuore di tutta la vicenda narrata ruota attorno a una misteriosa e variamente interpretata iscrizione del 1207 che si trova sul pavimento di marmo nella basilica di San Miniato a Firenze. Questa iscrizione secondo Renzo Manetti contiene un segreto antico e il libro ne fornisce la storia e la chiave.

Potrebbe essere un libro di formazione: trasmette, infatti, il fascino dei viaggi, l’esperienza dell’onore e della miseria, del bene e del male, della curiosità e della scoperta. Il libro può essere letto secondo più livelli: si può seguire il succedersi delle azioni o fermarsi a rimuginare su tutte le antiche dottrine che vengono citate e riprese (ecco, l’unica cosa che manca sono delle illustrazioni della facciata della chiesa di San Miniato che ne agevolino la lettura, come questa pubblicata nel suo libro Le porti celesti). 

Un ottimismo leibniziano fa convergere in armonica unità l’alchimia, il graal, la cabala, i sufi, i catari, i templari, la gnosi, il culto mitraico, i misteri eleusini, la geometria euclidea, i pitagorici, il cristianesimo e ogni altro sentiero sapienziale. Ed è qui, dentro al nocciolo teoretico del libro, che non riesco più a seguire l’autore. Ecco qualche riflessione a questo proposito.

“Molte sono le vie” si sente dire nel libro. Secondo me, invece, l’unità che conduce alla porta del cielo non può essere ravvisata in un sapere originario. Ogni sistema di sapere, che pretenda di costituire una formula originaria è destinato a soccombere. Infatti ogni reticolo di informazioni, per quanto corroborato da una sana ascesi, è entropico, presenta dei limti intrinseci. Tramandare nei secoli questo sapere sussurrato all’orecchio significa tramandare cenere spenta. 

L’unità va ricercata non in una informazione ma in una competenza. Non un sapere, ma la capacità di sapere. L’essere a immagine e somiglianza di Dio dell’uomo: che è un fatto, sperimentabile nella creatività di ogni uomo, fatto che non va imparato ma semplicemente mostrato. L’unità, quindi, è antropologica, non iniziatica (affermazione che costringerebbe, coerentemente, a immaginare quella stirpe angelica di cui si parla nel libro).

C’è poi il rapporto col cristianesimo. Gesù ha attuato una pedagogia. Ha insegnato, e ha anche invitato a tenere il silenzio: non per tenere un segreto, ma per invitare a non parlare a vanvera, per lasciare tempo all’ascolto, affinché la novità dell’annuncio non si risolvesse in una formula.

L’insegnamento di Gesù fu, in ogni caso, fallimentare. Non solo con la folla che lo volle vedere morto. Ma anche con gli apostoli. In tutti e quattro i Vangeli, cosa c’è di più scoraggiante e di più avvilente della loro pochezza? Non fu il sapere a salvarli, nemmeno quello impartito dal Figlio di Dio. Gesù, infatti, negli ultimi tempi, di fronte al fallimento dell’insegnamento, sente l’urgenza di rilasciare lo Spirito Santo. E lo farà dalla croce.

La croce è la confutazione di ogni sapere iniziatico. E’ tutto lì. Non c’è segreto. Non c’è il nascosto del tempio; anzi il suo velo si squarcia. Dio si rivela sulla croce.  Tutta la verità di Dio è esposta dal Figlio crocifisso nudo. Presa a calci e dileggiata. Non c’è altro mistero che il mistero della verità dell’amore.   

Cosa c’è da capire in un pezzo di pane, in un sorso di vino?

Queste sono le cose che mi piacerebbe chiedere a Renzo

sabato 7 giugno, alle 15.30

presso la Libreria Ecumenica 

di piazza Missori a Milano dove verrà presentato il libro

“Il segreto di San Miniato” – Edizioni Polistampa

ma le scrivo qui perché so già che non avrò il coraggio di alzarmi e di fare le domande.

A maggio non si prega la Madonna

maggio 16, 2008

Non si prega la Madonna. Si prega con la Madonna.

Lotto , Madonna del Rosario, 1539

Maria è un paradosso: nel suo grembo è stato cresciuto e custodito quanto i cieli interi non riescono a contenere; centro dell’universo, si discosta continuamente; delle sue parole rivolte agli uomini, i Vangeli riportano soltanto queste: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2, 5).

Il rosario, preghiera mariana per eccellenza, è una meditazione sui misteri della rivelazione. Il rosario, preghiera delle devozione, educa alla sapienza: medita l’unità degli eventi della salvezza aprendo all’ammirazione per l’armonia della rivelazione.

Maria lo fa continuamente:

- all’annuncio dell’angelo dove si squaderna l’intero piano di Dio “Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato il Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine” (Lc 1, 31-33);

- nel Magnificat, dove ripercorre la potenza dell’agire di Dio Padre;

- nel silenzio, quando “serbava nel cuore tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 19).

Maria compie questo esercizio continuo di ravvisare unità nella meditazione dei misteri di Dio e nella scoperta dei legami che raccordano in modo armonico le verità della rivelazione. Maria esercitandosi in questa sapienza si mostra Madre della fede. Essa mostra per prima come ci si rende saldi nella fede: constatando come Dio, per primo, sia fedele al suo amore per l’uomo e la donna.

Molto concreta Maria. E’ nella concretezzza della memoria della fedeltà di Dio che si apre la speranza. Perché il futuro e quindi la profezia si basa sull’aver visto nel presente. E la speranza radicata nella memoria si apre alla carità perché sa che nulla va perduto, nulla è vano. Anche ciò che muore. Perché porta molto frutto.

Un segno

maggio 7, 2008

Quindi Benedetto XVI sta utilizzando la ferula, la croce astile, che era del Beato Pio IX. In effetti, quella creata dall’artista Lello Scorzelli e utilizzata da Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II non si addice a papa Ratzinger. E poi, ormai, fa tutt’uno con la memoria del papa polacco.

La ferula di Pio IX è solenne e prestigiosa, utilizzata anche da Giovanni XXIII durante il Concilio Vaticano II. Un gioiello della sacrestia pontificia. Anche se mi sembra più adatta a guidare le processioni che non a fungere da pastorale del Vescovo di Roma.

Io spero che questa non sia la scelta definitiva, ma che costituisca un modo graduale, accorto per passare a un nuovo pastorale. Spero che ai massimi vertici della Chiesa non ci si limiti a recuperare una tradizione per quanto preziosa, ma si supporti con forza la creatività capace della tradizione. Spero che si faccia appello ai maestri viventi. La vita è creata solo dalla vita. Anche quella della tradizione.

Se fossi a Roma

maggio 5, 2008

Per i fortunati che sono a Roma segnalo questo incontro con P. Uwe Michael Lang:

ACCADEMIA URBANA DELLE ARTI
SEMINARIO SUPERIORE “Le Ragioni dell’Arte”

Mercoledì 7 maggio 2008
P. Uwe Michael Lang d. O.
“L’arte Sacra nel Magistero della Chiesa”

Appuntamento ore 17.30; ore 18.00 inizio relazione; ore 18.40 inizio dibattito
Presso la sede dell’Accademia piazza E. Dunant 55 Roma

Inoltre, oggi stesso c’è questo appuntamento alla radio:

Lunedì 5 maggio sulle frequenze della Radio Vaticana, ore 14.30 e in replica ore 17.30 intervista a Rodolfo Papa sul Seminario Superiore realizzata dal giornalista Rosario Tronnolone. Per chi non riuscisse ad ascoltare la trasmissione, potrà ascoltarla in seguito, sul sito della Radio Vaticana http://www.radiovaticana.org/it1/index.asp


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