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	<title>Commenti a: Le dodici ceste - 6</title>
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	<description>ascende huc et ostendam tibi</description>
	<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 20:02:50 +0000</pubDate>
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		<title>Di: lc</title>
		<link>http://delvisibile.wordpress.com/2008/03/11/le-dodici-ceste-6/#comment-2038</link>
		<dc:creator>lc</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 05:58:34 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie, l'email è in about. Mi scuso per la velocità ma sto partendo per qualche giorno. Senza pc, forse.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, l&#8217;email è in about. Mi scuso per la velocità ma sto partendo per qualche giorno. Senza pc, forse.</p>
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		<title>Di: Giampaolo</title>
		<link>http://delvisibile.wordpress.com/2008/03/11/le-dodici-ceste-6/#comment-2037</link>
		<dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 23:23:03 +0000</pubDate>
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		<description>Il titolo esatto è questo: NUEVAS DIMENSIONES DE LA FILOSOFÍA DE LA
CIENCIA. L'Autore è Alfredo Marcos. Qui un link 
http://209.85.129.104/search?q=cache:JduTESdZ46QJ:www.fahce.unlp.edu.ar/posgrado/cursos-y-seminarios/cursos-2008/nuevasdimensionesdelafilosofadelaciencia/marcos-08-p.pdf+Marcos+filosofia+ciencia&#38;hl=it&#38;ct=clnk&#38;cd=4&#38;gl=it&#38;client=firefox-a

Se sei interessato, e volessi darmi un'@mail, ti dò maggiori ragguagli.

Si rischia di essere stati compagni di studi, essendo stato Reale anche mio professore di antica. Sì, che la partitura raffaellita risenta del neoplatonismo fiorentino credo sia innegabile. Confesso, invece, che la lettura dell'opera nei termini del conflitto, fino ad ora, non la vedevo, mi dava anzi un certo senso armonia composta tutta la rappresentazione, proporzionata e simmetrica. Devo però dire che la tua suggestione è intrigante e dà una profondità a tutto il "dramma" che prima mi sfuggiva.

Probabilmente hai ragione nel parlare di appiattimento a proposito dell'interpretazione di Reale, che ne fa una questione puramente esegetico allegorica, perdendo l'aspetto più propriamente drammatico. C'è una tensione sotterranea sotto l'apparente staticità, che ha per poli i paggi da te indicati.

Tornando all'Etica che impaccia Aristotele, mi pare una di quelle profezie figurative in cui l'arte ha anticipato potentemente il successivo sviluppo del pensiero. E' del tutto vero che, a partire dal recupero del neoplatonismo, si sia andati di pari passo verso l'oblìo del senso profondo della filosofia aristotelica, fino a farne la caricatura che se ne fece nella scuola padovana, e che segnatamente fu l'etica la prima branca del corpus filosofico aristotelico a farne le spese. L'etica verrà sempre più letta come corpo estraneo alla dimensione speculativa, una sorta di sapere altro, posticcio, un impaccio appunto, di cui disfarsi quanto prima.

Da lì in poi, di morali provvisorie, in ethicae more geometrico (sul modello di esattezza di cui si diceva) demonstratae, passando per l'autofondazione kantiana, la dimensione morale perde sempre più terreno, sino ad essere praticamente espunta dal novero della filosofia tout court.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il titolo esatto è questo: NUEVAS DIMENSIONES DE LA FILOSOFÍA DE LA<br />
CIENCIA. L&#8217;Autore è Alfredo Marcos. Qui un link<br />
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<p>Se sei interessato, e volessi darmi un&#8217;@mail, ti dò maggiori ragguagli.</p>
<p>Si rischia di essere stati compagni di studi, essendo stato Reale anche mio professore di antica. Sì, che la partitura raffaellita risenta del neoplatonismo fiorentino credo sia innegabile. Confesso, invece, che la lettura dell&#8217;opera nei termini del conflitto, fino ad ora, non la vedevo, mi dava anzi un certo senso armonia composta tutta la rappresentazione, proporzionata e simmetrica. Devo però dire che la tua suggestione è intrigante e dà una profondità a tutto il &#8220;dramma&#8221; che prima mi sfuggiva.</p>
<p>Probabilmente hai ragione nel parlare di appiattimento a proposito dell&#8217;interpretazione di Reale, che ne fa una questione puramente esegetico allegorica, perdendo l&#8217;aspetto più propriamente drammatico. C&#8217;è una tensione sotterranea sotto l&#8217;apparente staticità, che ha per poli i paggi da te indicati.</p>
<p>Tornando all&#8217;Etica che impaccia Aristotele, mi pare una di quelle profezie figurative in cui l&#8217;arte ha anticipato potentemente il successivo sviluppo del pensiero. E&#8217; del tutto vero che, a partire dal recupero del neoplatonismo, si sia andati di pari passo verso l&#8217;oblìo del senso profondo della filosofia aristotelica, fino a farne la caricatura che se ne fece nella scuola padovana, e che segnatamente fu l&#8217;etica la prima branca del corpus filosofico aristotelico a farne le spese. L&#8217;etica verrà sempre più letta come corpo estraneo alla dimensione speculativa, una sorta di sapere altro, posticcio, un impaccio appunto, di cui disfarsi quanto prima.</p>
<p>Da lì in poi, di morali provvisorie, in ethicae more geometrico (sul modello di esattezza di cui si diceva) demonstratae, passando per l&#8217;autofondazione kantiana, la dimensione morale perde sempre più terreno, sino ad essere praticamente espunta dal novero della filosofia tout court.</p>
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		<title>Di: lc</title>
		<link>http://delvisibile.wordpress.com/2008/03/11/le-dodici-ceste-6/#comment-2036</link>
		<dc:creator>lc</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 22:21:29 +0000</pubDate>
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		<description>La prospettiva che si delinea si fa curiosa. Ho provato a cercare in internet il titolo del prof Marcos ma a un primo giro non ho trovato nulla. Puoi segnare qui il titolo per esteso e chi lo pubblicherà in italiano? ne sei coinvolto, magari nella traduzione?
Di Basti hai detto già tu.
Di Reale e la Scuola di Atene... Reale, che è stato anche mio professore, appiattisce tutto, quasi fosse un incontro tra educande, quasi i due fossero d'accordo. nel dipinto invece c'è uno scontro acceso. raffaello studiava teatro e ha dipinto una scena dove si consuma un colpo di scena: c'è Aristotele, il filosofo, che sta dicendo la sua e da dietro arriva Platone che lo contraddice. Paradosso storico: quello che precede arriva dopo dentro la scena. perché in quel tempo Platone era il nuovo che arrivava, riscoperto dopo secoli d'oblio. Platone ha la luce in volto, Aristotele in ombra. A sinistra entra un paggio fresco, a destra uno invece esce di scena. insomma giusto o sbagliato che sia, Raffaello parteggiava per Platone.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La prospettiva che si delinea si fa curiosa. Ho provato a cercare in internet il titolo del prof Marcos ma a un primo giro non ho trovato nulla. Puoi segnare qui il titolo per esteso e chi lo pubblicherà in italiano? ne sei coinvolto, magari nella traduzione?<br />
Di Basti hai detto già tu.<br />
Di Reale e la Scuola di Atene&#8230; Reale, che è stato anche mio professore, appiattisce tutto, quasi fosse un incontro tra educande, quasi i due fossero d&#8217;accordo. nel dipinto invece c&#8217;è uno scontro acceso. raffaello studiava teatro e ha dipinto una scena dove si consuma un colpo di scena: c&#8217;è Aristotele, il filosofo, che sta dicendo la sua e da dietro arriva Platone che lo contraddice. Paradosso storico: quello che precede arriva dopo dentro la scena. perché in quel tempo Platone era il nuovo che arrivava, riscoperto dopo secoli d&#8217;oblio. Platone ha la luce in volto, Aristotele in ombra. A sinistra entra un paggio fresco, a destra uno invece esce di scena. insomma giusto o sbagliato che sia, Raffaello parteggiava per Platone.</p>
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		<title>Di: Giampaolo</title>
		<link>http://delvisibile.wordpress.com/2008/03/11/le-dodici-ceste-6/#comment-2035</link>
		<dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 19:56:33 +0000</pubDate>
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		<description>ops.. intendevo della lettura di Reale della "scuola di Atene".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ops.. intendevo della lettura di Reale della &#8220;scuola di Atene&#8221;.</p>
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		<title>Di: Giampaolo</title>
		<link>http://delvisibile.wordpress.com/2008/03/11/le-dodici-ceste-6/#comment-2034</link>
		<dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 19:55:36 +0000</pubDate>
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		<description>L'aspetto curioso di questa nuova ermeneutica aristotelica è che è proprio il modello di razionalità profilato nell'etica a Nicomaco il volano per una ciencia ampia, nelle parole del Prof. Marcos. La dimensione della razionalità pratica che compete al saggio diviene la logica della scoperta, quella stessa che non può mai dirsi esaurita nella ricerca del giusto mezzo per calibrare l'azione adeguata. In sede morale si ha il problema di realizzare il bene, universale, nel qui e ora, particolari, in sede epistemologica quello di riconoscere il vero, universale, nel concreto, particolare.
Entrambe queste azioni sono votate al fallimento, se si adotta un modello di razionalità appiattito sul criterio dell'esattezza, viceversa sono concepibili nell'orizzonte della razionalità pratica. Il tutto detto molto all'ingrosso, evidentemente.

Di Mons. Basti a suo tempo mi dissuase (per mia pigrizia) una certa formalizzazione dell'ontologia tommasiana, ma devo riprenderlo assolutamente, è una prospettiva troppo ghiotta quella che leggo sviluppata nei suoi corsi.

Che ne pensi della lettura di Reale dell'accademia?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;aspetto curioso di questa nuova ermeneutica aristotelica è che è proprio il modello di razionalità profilato nell&#8217;etica a Nicomaco il volano per una ciencia ampia, nelle parole del Prof. Marcos. La dimensione della razionalità pratica che compete al saggio diviene la logica della scoperta, quella stessa che non può mai dirsi esaurita nella ricerca del giusto mezzo per calibrare l&#8217;azione adeguata. In sede morale si ha il problema di realizzare il bene, universale, nel qui e ora, particolari, in sede epistemologica quello di riconoscere il vero, universale, nel concreto, particolare.<br />
Entrambe queste azioni sono votate al fallimento, se si adotta un modello di razionalità appiattito sul criterio dell&#8217;esattezza, viceversa sono concepibili nell&#8217;orizzonte della razionalità pratica. Il tutto detto molto all&#8217;ingrosso, evidentemente.</p>
<p>Di Mons. Basti a suo tempo mi dissuase (per mia pigrizia) una certa formalizzazione dell&#8217;ontologia tommasiana, ma devo riprenderlo assolutamente, è una prospettiva troppo ghiotta quella che leggo sviluppata nei suoi corsi.</p>
<p>Che ne pensi della lettura di Reale dell&#8217;accademia?</p>
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		<title>Di: lc</title>
		<link>http://delvisibile.wordpress.com/2008/03/11/le-dodici-ceste-6/#comment-2033</link>
		<dc:creator>lc</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 22:15:24 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie a te per la segnalazione. In effetti credo che sia vitale per la fondatezza del "descubrimento creativo" la nozione di analogia. Chi oggi parla di creatività il più delle volte la confonde con l'arbitrio e quindi la apparenta alla nozione di equivocità. Così è tutto creativo, e invece della "logica della scoperta" abbiamo la logica ridotta, di volta in volta, a mera "giustificazione dell'esistente". Che, ironia, è dove approda la rassegnazione popperiana secondo cui non si dà logica dei processi di scoperta di nuove teorie e nuovi assiomi. Invece nella direzione rivalutata da Mons. Basti si ha la possibilità di costruire sistemi aperti, capaci di includere la possibilità di modificare gli stessi assiomi di partenza. 
Che se vogliamo è quanto suggerito nell'immagine del lievito che troviamo nel Vangelo. Il cristiano, e in quanto tale l'umano, non è chiuso in una cultura ma è competenza che anima le culture, è cultura delle culture, in virtù della consapevolezza della propria creatività, della propria somiglianza a Dio e della chiamata alla partecipazione alla creazione.

Interessante poi che si possa rivalutare Aristotele in questa direzione. Qui io me lo immagino sempre come lo dipinge Raffaello nella scuola di Atene: bloccato incapace di camminare a causa dell'Etica, di quel librone che gli blocca la gamba. Ma non voglio di certo essere io, dopo tanto predicare, quello che costruisce un paradigma chiuso su Aristotele...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a te per la segnalazione. In effetti credo che sia vitale per la fondatezza del &#8220;descubrimento creativo&#8221; la nozione di analogia. Chi oggi parla di creatività il più delle volte la confonde con l&#8217;arbitrio e quindi la apparenta alla nozione di equivocità. Così è tutto creativo, e invece della &#8220;logica della scoperta&#8221; abbiamo la logica ridotta, di volta in volta, a mera &#8220;giustificazione dell&#8217;esistente&#8221;. Che, ironia, è dove approda la rassegnazione popperiana secondo cui non si dà logica dei processi di scoperta di nuove teorie e nuovi assiomi. Invece nella direzione rivalutata da Mons. Basti si ha la possibilità di costruire sistemi aperti, capaci di includere la possibilità di modificare gli stessi assiomi di partenza.<br />
Che se vogliamo è quanto suggerito nell&#8217;immagine del lievito che troviamo nel Vangelo. Il cristiano, e in quanto tale l&#8217;umano, non è chiuso in una cultura ma è competenza che anima le culture, è cultura delle culture, in virtù della consapevolezza della propria creatività, della propria somiglianza a Dio e della chiamata alla partecipazione alla creazione.</p>
<p>Interessante poi che si possa rivalutare Aristotele in questa direzione. Qui io me lo immagino sempre come lo dipinge Raffaello nella scuola di Atene: bloccato incapace di camminare a causa dell&#8217;Etica, di quel librone che gli blocca la gamba. Ma non voglio di certo essere io, dopo tanto predicare, quello che costruisce un paradigma chiuso su Aristotele&#8230;</p>
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		<title>Di: Giampaolo</title>
		<link>http://delvisibile.wordpress.com/2008/03/11/le-dodici-ceste-6/#comment-2032</link>
		<dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 20:44:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://delvisibile.wordpress.com/?p=365#comment-2032</guid>
		<description>Sta per essere tradotto un testo del Prof. A. Marcos, Filosofía de la ciencia: nuevas dimensiones, nel quale l'Autore, sviluppando il concetto di descubrimento creativo, rilancia sul piano epistemologico l'aspetto propriamente inventivo dell'azione intellettuale sulla scorta di una acuta rilettura della razionalità pratica aristotelica.
Vi sono molte consonanze con il discorso su svolto, non ultima la ricalibratura della "nozione" di analogia, riconosciuta quale sostanza dell'azione speculativa.

La scommessa è mantenere aperte entrambe le direzioni della struttura adeguativa: dall'intelletto all'oggetto, e dall'oggetto all'Intelletto. Dimensione logica ed ontologica in rapporto analogico, appunto.

Sempre grato per gli ottimi spunti derivanti dalla lettura dei tuoi post.

Giampaolo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sta per essere tradotto un testo del Prof. A. Marcos, Filosofía de la ciencia: nuevas dimensiones, nel quale l&#8217;Autore, sviluppando il concetto di descubrimento creativo, rilancia sul piano epistemologico l&#8217;aspetto propriamente inventivo dell&#8217;azione intellettuale sulla scorta di una acuta rilettura della razionalità pratica aristotelica.<br />
Vi sono molte consonanze con il discorso su svolto, non ultima la ricalibratura della &#8220;nozione&#8221; di analogia, riconosciuta quale sostanza dell&#8217;azione speculativa.</p>
<p>La scommessa è mantenere aperte entrambe le direzioni della struttura adeguativa: dall&#8217;intelletto all&#8217;oggetto, e dall&#8217;oggetto all&#8217;Intelletto. Dimensione logica ed ontologica in rapporto analogico, appunto.</p>
<p>Sempre grato per gli ottimi spunti derivanti dalla lettura dei tuoi post.</p>
<p>Giampaolo</p>
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