Archivio per dicembre 2007

Incarnazione vera, non immaginaria /2

dicembre 21, 2007

Il dipinto di Bassano citato nel post precedente non penso sia frutto di qualche eresia, ma semmai di traduzione sempliciotta, se non sprovveduta, dell’evento dell’annunciazione (anche se quella soluzione iconografica la ritroviamo in molti dipinti estremamente elaborati e rivolti a un pubblico erudito).

Un vero eretico non avrebbe scelto quella soluzione iconografica, ma avrebbe scelto di non dipingere del tutto. Infatti, l’eretico, se rigoroso, non dipinge e non rappresenta. Perché quello che gli fa problema è innanzitutto l’affermazione dell’incarnazione di Dio.

Ecco cosa insegna il Concilio Niceno II: “Alcuni come istigati dal nemico ingannatore, deviarono dalla retta ragione e, opponendosi alla tradizione della Chiesa universale, sbagliarono nella comprensione della verità… Osarono gettar via l’ornamento, a Dio dovuto, delle cose consacrate… Noi preserviamo senza alcuna innovazione tutte le tradizioni della Chiesa, decretate per il nostro bene in forma scritta e non scritta. Una di queste tradizioni è la rappresentazione pittorica iconografica, che è in accordo con il racconto della proclamazione evangelica, a conferma dell’incarnazione del Verbo di Dio, incarnazione vera e non immaginaria”.

Insomma, le immagini non solo sono ammissibili ma vivono di una propria necessità teologica nell’economia della rivelazione e della comunione cristiana. Infatti, la rappresentazione pittorica iconografica riguarda la retta fede nell’incarnazione del Verbo di Dio, nel suo autentico legame con l’uomo e la storia. 

Ecco allora che il Natale è natale di buona parte dell’arte di questo mondo: perché è arte nata dalla necessità di rendere testimonianza viva e gioiosa del fatto che è nato, veramente e non solo immaginariamente, il Redentore.

Auguri di buon Natale.

Incarnazione vera, non immaginaria

dicembre 20, 2007

Avvento. Paziente attesa di quanto annunciato. Maria è il tabernacolo che custodisce in sé il corpo di Cristo, luogo del Santissimo. Chiamata anche  Arca della Nuova Alleanza, essa però non si limita solo a contenere, ad essere semplice ricettacolo, come faceva l’antica arca con le tavole della legge. Maria, infatti, è Theotokos, Madre di Dio.

Nei testi del secondo Concilio di Nicea (787) ciò viene esplicitato con forza e ripetutamente: “Professiamo anche che la nostra Signora, la santa Maria, è propriamente e veramente madre di Dio , poiché ha generato nella carne uno della Santa Trinità, Cristo Dio nostro… E insieme a ciò crediamo anche nelle due nature di Colui che si incarnò per noi dall’immacolata Madre di Dio e sempre vergine Maria, riconoscendolo perfetto Dio e perfetto Uomo”.

In un altro passo, i Padri del Concilio Niceno II scrivono che l’incarnazione del Verbo di Dio è incarnazione vera, non immaginaria.

Questa attenzione nel riaffermare l’autentica maternità di Maria nasceva dal costante pericolo, presente allora come oggi, di una falsa spiritualizzazione dell’Incarnazione che, pretendendo di preservare la divinità dal contagio della storia, porta a pregiudicare la solidarietà di Dio con la vicenda storica degli uomini, la pienezza della rivelazione nell’evento del Figlio,  l’attualità dell’opera dello Spirito Santo.

Ecco, ad esempio, cosa affermava l’eresia dei Valentiniani: “Cristo sarebbe stato mandato dal padre, ossia dal profondo, e avrebbe portato con sé un corpo spirituale o celeste. Dalla vergine Maria non avrebbe preso nulla: passò per essa come attraverso un fiume o un canale, senza esserci stata alcuna assunzione di carne presa da Lei. Inoltre non ammette la resurrezione della carne, affermando che soltanto lo spirito e l’anima ricevono la salvezza per mezzo di Cristo” (S. Agostino, Sulle eresie) .

Si capisce allora perché Sant’Antonino, vescovo di Firenze, condannasse fermamente quelle annunciazioni che rappresentano il concepimento di Gesù mediante un bambino corporalmente già formato che, calando dal cielo, si tuffa verso Maria, come se quel corpo di Cristo fosse stato formato fuori dall’utero di Maria e in esso introdotto già formato.

L’esempio che riporto qui sotto campeggia sulla facciata del Duomo di Bassano del Grappa.

Annunciazione Bassano del Grappa

Notre~Dame a Reims

dicembre 8, 2007

eva reims

 

Reims

 

angelo reims

(da Reims, le letture per immagini di oggi)

Ascendere la scala

dicembre 6, 2007

Il nuovo museo della diocesi di Belluno-Feltre è stato allestito nell’antico palazzo vescovile di Feltre. All’interno c’è una scala che porta al piano superiore. E poiché salire non è di per sé un atto senza significato, ecco che la scala è stata trasformata in una ascesa.

In fondo, all’ingresso, un armigero fa la guardia: si fermi chi non è degno e pronto all’impresa! Per iniziare, infatti, è necessario esser dotati della prudenza, al fine di discernere il vero bene e scegliere i mezzi adeguati per attuarlo. 

Feltre

 Chi intraprende l’ascesa, avrà modo di mostrare la propria temperanza per non esser distratti e sviati dalla meta. E avrà modo di mostrare la propria fortezza: fermezza nelle difficoltà e costanza nella ricerca del bene. Per questo ovunque andrà sarà salutato e accolto.

Feltre armigero 2

“Beati quelli hanno fame e sete di giustizia“, ovvero coloro che non si adagiano sulla dottrina che possiedono e sulla virtù che praticano, ma cercano di crescere a somiglianza del Padre celeste. Beati coloro che si fanno pellegrini per ascendere fraternamente verso chi è la via, la verità, la vita.

Feltre pellegrino

E in cima la fede, come meta da raggiungere, ma anche come fine che già era presente e operante, trascinante, nei diversi momenti dell’ascesa.

la fede - feltre


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