Via pulchritudinis
Maggio 19, 2007La bellezza di per sé non ha mai salvato nessuno.
La pecorella smarrita, impigliata nei rovi, da sola non ne sarebbe mai uscita. Ma giunse il buon pastore a salvarla. Si caricò la pecorella sulle spalle e la condusse verso casa.
Annuncio. A casa casa non ci siamo ancora arrivati, la Gerusalemme celeste non è ancora qui: il nostro legame di cristiani, il nostro fare, il costruire, la preghiera, la liturgia, tutto nella vita del cristiano si muove nell’annuncio del “mondo che è stato salvato” e, allo stesso tempo, nell’annuncio, tramite i segni della salvezza, del compimento, di quando vedremo il Signore così come Egli è. Già e non ancora.
Bellezza. Ad rationem pulchri concurrit et claritas et debita proportio [44782], a definire il bello concorrono sia la luminosità sia la dovuta proporzione. Il bello nella sua integrità può concretizzarsi nella materia e mostrarsi in rapporti armonici misurabili (proportio). Allo stesso tempo è luce (claritas) che irrompe nella materia, attraversandola, irriducibile alla gabbia armonica, è profondità semantica, eccedenza che apre al mistero senza però abbandonare la materia attraversata. La bellezza rende percepibile un darsi e il darsi di un’eccedenza. Già e non ancora.
Via pulchritudinis. “La proporzione corrisponde a ciò che è proprio del Figlio, in quanto egli è l’immagine espressa del Padre”. “La luminosità corrisponde a ciò che è proprio del Figlio in quanto egli è il Verbo, luce e splendore dell’intelligenza” [30062]. La bellezza delle chiese è come la via che conduce al Monte Tabor, non aggiunge nulla di nuovo al mistero ma trasfigura i nostri occhi affinché colgano dalla materia la Gloria. Chi vede me, vede il Padre. Già e non ancora.
La bellezza di per sé non salva proprio nessuno. Ma mostra e testimonia adesso il modo in cui l’opera di salvezza del bel Pastore si compie. Già e non ancora.