Archivio per Marzo 2007

Il pastore smarrito

Marzo 10, 2007

Facciamo finta di porci il solito dilemma: si è notati di più a esserci o a non esserci? Assumere il linguaggio dei giovani o restarsene a casa secondo tradizione?  In centro a Milano la si è risolta con il da-sein confezionato da un buon design.

pub le pecore

E’ il pub Le pecore, gestito da persone appartenenti a una delle Chiese Evangeliche in Italia, con tanto di Samba Gospel, cucina tipica brasiliana, corsi biblici afterdinner.

Interessante che collegato ci sia anche un team Officine Creative Sabaoth. Creatività dedicata al merchandising, ma è indicativo che per quanto sia (ancora) limitata nelle applicazioni, rimanga comunque in linea con 500 anni di rifiuto delle immagini: tutta virtuosismi di lettering con poche icone stilizzate come il pesce, la pecora, il cuore, la mano, il fiore, qualche motivo decorativo. Una scelta che da un lato ricalca molto similmente i modelli figurativi della tradizione islamica e dall’altro si trova a proprio agio con retaggi e suggestioni modaiole dell’op-art e dell’arte psichedelica. 

Per tornare al dilemma iniziale: comunica o non comunica? Funziona e o non funziona?Non lo so, ma quelli che di questo blog ci sono andati ancora si chiedevano:
“Le ipotesi, naturalmente, si sono sprecate per tutta la serata e oltre…
“Un pub cattolico? …ma dici che un cattolico farebbe un pub così?”
“Uhm… magari don Mazzi, sì…”
“E se fossero Testimoni di Geova?”

Mappe della Terra Santa

Marzo 8, 2007

Segnalo due siti che raccolgono molte mappe antiche sia della Terra Santa che di Gerusalemme. Sono tutte accessibili con un’ottima definzione.

Qui, ad esempio, una bellissima mappa, datata fine ‘500, della città di Gerusalemme che illustra e localizza (quasi una cartina da turista) episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento.

L’ottagono e l’uno

Marzo 6, 2007

Nel post qui sotto che tratta del fonte battesimale e della sua forma ottagonale, tra i commenti si chiede perché il battistero si trovi (spesso) all’esterno della chiesa.

Provo a rispondere. Penso sia dovuto semplicemente al fatto che chi deve essere battezzato non appartiene ancora alla comunità cristiana, non ne fa parte, non è uno con la Chiesa.

Non per nulla la S. Messa inizia con il segno della croce: ci si ritrova nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La liturgia prevede proprio di cominciare con questa affermazione di unità.

La chiesa, intesa come edificio, ribadisce tangibilmente questa unità, individuando nell’insieme la differenza dei ruoli.

Se non c’è un battistero separato e all’esterno, il luogo del fonte battesimale è solitamente in fondo, vicino alla porta d’ingresso. Perché il battesimo è il primo passo per entrare nell’unità della comunità cristiana.

L’ottagono, si diceva, indica l’ottavo giorno. E’ il dies dominica, l’apertura alla trascendenza dove presente passato e futuro sono raccolti in unità, perché riassunti nella presenza del Risorto. Il numero sette, inteso come cadenza del mondo e della storia, se lasciato da solo e senza il giorno del Signore, non riesce a darsi da solo una unità compiuta ma rischia di disperdersi in una cumulazione di eventi (analogamente, nessun sistema assiomatico riesce a darsi da sé, internamente, da solo un principio, e quindi una unità, senza cadere in contraddizione; ogni sistema denuncia il proprio limite).

Il battesimo è contraddistinto da questo ottavo giorno, dall’apertura alla trascendenza intesa come condizione di possibilità di una reale unità presente nella comunità cristiana e nella vita del fedele.

Ecco il punto che riguarda il battistero nel documento “La progettazione di Nuove Chiese - Nota pastorale della Commissione episcopale per la liturgia”
11. Il battistero e il fonte battesimale
Nel progetto di una chiesa parrocchiale è indispensabile prevedere il luogo del battesimo (battistero distinto dall’aula o semplice fonte collegato all’aula).
Sia decoroso e significativo, riservato esclusivamente alla celebrazione del sacramento, visibile dall’assemblea, di capienza adeguata. Il fonte sia predisposto in modo tale che vi si possa svolgere, secondo le norme liturgiche, anche la celebrazione del battesimo per immersione.
Si tenga presente che il rito del battesimo si articola in luoghi distinti, con i relativi «percorsi» che devono essere tutti agevolmente praticabili.
In ogni caso, non è possibile accettare l’identificazione dello spazio e del fonte battesimale con l’area presbiteriale o con parte di essa, né con un sito riservato ai posti dei fedeli.

Trasfigurazione

Marzo 3, 2007

 Beato Angelico, Trasfigurazione

Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.
E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.
Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia,
apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura.
E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo».
Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.
(Lc 9, 28-36) 

 

Gesù ha le braccia allargate, come per mostrarsi tutto, nella pienezza. La luce è abbagliante perché Egli si mostra nella gloria. 

Ai lati ci sono Mosè ed Elia. La legge e la profezia, quanto di più caro apparteneva alla storia del popolo ebraico. Ed essi parlavano con Gesù della sua dipartita, della sua morte che sarebbe di lì a poco avvenuta a Gerusalemme.  La legge e la profezia hanno di fronte il proprio atteso compimento.

Le braccia stese, gesto che amplifica il suo mostrarsi nella gloria sfolgorante, anticipa le braccia stese sulla croce. Croce richiamata con forza anche nel rosso dell’aureola. La gloria si mostra nel sacrificio. E nel sacrificio la gloria. Il che vuol dire che non c’è gloria senza la croce e non c’è croce che non si apra, in Cristo, alla gloria.

Rinnegare se stesso e andare incontro a una morte vergognosa, sembra difficile; per questo il Salvatore mostra ai suoi discepoli di quale gloria saranno ritenuti degni coloro che avranno imitato la sua Passione. La Trasfigurazione non è null’altro infatti che la manifestazione anticipata dell’ultimo giorno in cui “i giusti splenderanno in presenza di Dio” (Mt 13,43). Teofano di Ceramea, Omelia della Trasfigurazione.

Pietro, Giovanni e Giacomo sono a terra, atterriti. Si coprono il volto con le mani, non potendo reggere la gloria celeste del Signore anticipata nella Trasfigurazione. A chi contempla il dipinto, il beato Angelico offre due altri punti di vista, non direttamente legati all’evento accaduto: Maria e San Domenico. La loro contemplazione avviene alla luce del compimento già avvenuto. Infatti, le loro figure non sono illuminate dalla grande mandorla di luce, ma da una luce più diffusa che proviene da sinistra fuori quadro. Già è avvenuta la redenzione, già è avvenuto l’incontro di Emmaus dove “cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le scritture ciò che si riferiva a lui” (Lc 24, 27).