Ascende huc et ostendam tibi
Salire. Ascendere. Il monte è il riferimento simbolico più prossimo all’azione del muovere verso l’alto. Elevarsi. Il monte è luogo di incontro di cielo e terra.
Monte lo sono anche pochi scalini.
E il portale annuncia Ascende huc et ostendam tibi. Sali quassù e ti sarà mostrato (Ap. 4,1).
Ma sarà mostrato cosa? Cosa se non un segreto potente? Non si sale forse per vedere? Vedere è sapere. E sapere è potere. Il centro sulla vetta è sempe stato l’ombelico potente che governa l’intero. Non sta forse sulla vetta chi vuole essere il padrone del mondo. E io son qua in cima, qual è allora questo segreto potente che ha da essere spalancato?
Gennaio 31, 2007 alle 7:31 pm
Si sale anche all’altare, o meglio si saliva prima dell’uso appiattente odierno.
Puoi dirne qualcosa?
luigipuddu
Gennaio 31, 2007 alle 11:07 pm
la domanda giusta e interessante dovrebbe essere un’altra: può luigipuddu dirne qualcosa? Da parte mia tenterò, visto che questo post è solo una prima parte: ma per ora siamo ancora all’impostazione da ombelico gnosticheggainte (e sull’altare sarebbe più salubre citare il Pitra che non il solito Guenon).
Febbraio 2, 2007 alle 11:05 am
Le chiese barocche del Val di Noto (Ragusa, Modica, Noto, ecc.) sono caratterizzate dal largo ricorso ad abbondanti scalini e slanciate facciate.
Rilevo che la loro costruzione segue un evento significativamente “simmetrico”: il terremoto catastrofico del 1693.
Un evento, mi viene da dire, “sprofondante”.
La salita, così, avviene “dagli inferi”….
S.M.
Febbraio 3, 2007 alle 2:17 pm
Grazie per l’annotazione, che mette voglia di andare a vederle. Chissà se ci sono molti luoghi dedicati a San Michele da quelle parti.