Archivio per gennaio 2007

Ascende huc et ostendam tibi

gennaio 30, 2007

Salire. Ascendere. Il monte è il riferimento simbolico più prossimo all’azione del muovere verso l’alto. Elevarsi. Il monte è luogo di incontro di cielo e terra.

Monte lo sono anche pochi scalini.

Scalinata

E il portale annuncia Ascende huc et ostendam tibi. Sali quassù e ti sarà mostrato (Ap. 4,1).

Ascende huc et ostendam tibi.

 Ma sarà mostrato cosa? Cosa se non un segreto potente? Non si sale forse per vedere? Vedere è sapere. E sapere è potere. Il centro sulla vetta è sempe stato l’ombelico potente che governa l’intero. Non sta forse sulla vetta chi vuole essere il padrone del mondo. E io son qua in cima, qual è allora questo segreto potente che ha da essere spalancato?

Metodo (per non divenire ridicoli o balbuzienti o aberranti)

gennaio 29, 2007

Pare che essere accomodanti con gli artisti non renda. Molto meglio porre delle restrizioni precise. E’ la vicinanza del limite che fa scattare l’ipotesi superiore.

Nel retro del DVD del film Die grosse Stille di Philip Groening c’è scritto: “L’ok [a girare dentro la Grande Chartreuse] veniva insieme a limitazioni precise e durissime: essere solo, senza nessuna équipe di supporto, nessuna luce artificiale o musica aggiuntiva, niente commento o interviste”. E il prodotto che ne è uscito è di valore.

Il rischio costante è che l’artista vada dietro alla propria fantasia. Staccando l’arte dalla vita e dimenticando che Dio è entrato nella vita in un modo preciso. L’artista quindi ha da studiare, soprattutto se vuole misurarsi con l’arte cristiana. Paolo VI lo disse chiaramente nell’Omelia agli artisti (1964): “Ebbene, se vogliamo dare autenticità e pienezza al momento artistico religioso, alla Messa, è necessaria la sua preparazione, la sua catechesi: bisogna in altri termini farla precedere o accompagnare dalla istruzione religiosa. Non è lecito inventare una religione, bisogna sapere che cosa è avvenuto tra Dio e l’uomo, come Dio ha sancito certi rapporti religiosi che bisogna conoscere per non diventare ridicoli o balbuzienti o aberranti. Bisogna essere istruiti”.

Guide turistiche

gennaio 27, 2007

Ecco il testo completo sulle liberalizzazioni dell’attività di Guida Turistica e Accompagnatore Turistico, tratto dal Ministero dello Sviluppo Economico:

GUIDE E ACCOMPAGNATORI TURISTICI

(decreto legge)

PER ESERCITARE QUESTA ATTIVITA’ BASTA ATTESTARE I REQUISITI PROFESSIONALI PREVISTI DALLE LEGGI REGIONALI

SALTA LA NECESSITA’ DI AUTORIZZAZIONI PREVENTIVE

SPARISCE L’OBBLIGO DI ESSERE RESIDENTI

STOP AD UN EVENTUALE TETTO NUMERICO

le attività di guida turistica e accompagnatore turistico non possono essere subordinate all’obbligo di autorizzazioni preventive, al rispetto di parametri numerici e a requisiti di residenza. Per fare la guida turistica o accompagnatore bisogna avere i requisiti professionali previsti dalle leggi regionali.

i soggetti titolari di laurea in lettere con indirizzo in storia dell’arte o in archeologia o titolo equipollente non sono tenuti a svolgere un esame abilitante per l’esercizio dell’attività di guida turistica o culturale, fermo restando il possesso dei prescritti requisiti di conoscenze linguistiche.

entro tre mesi dall’entrata in vigore della norma, le Regioni e gli Enti locali devono adeguare le disposizioni normative e regolamentari ai nuovi principi.

Saranno contenti i laureati in storia dell’arte, ed è giusto che lo siano. Niente da dire. Apporteranno sicuramente un innalzamento della qualità nell’offerta turistica. Ma c’è una cosa che mi lascia perplesso: questo decreto implica una premessa culturale estremamente selettiva. Perché è come se dicesse: lo Stato riconosce che solo un modo di approcciare, leggere e spiegare un luogo, un monumento, un museo, una chiesa, un’opera della creatività umana, è valido e meritevole di tutela, e questo modo è quello storico-artistico e archeologico.

Questo significa che l’Ultima cena di Leonardo può essere spiegata da uno storico dell’arte, ma non da un filosofo. O meglio, lo Stato non riconosce come meritevole di tutela una spiegazione apportata dal filosofo (neanche se si traveste da storico della filosofia). Una chiesa gotica può essere spiegata da un archeologo, ma non da un liturgista. A meno che il liturgista non sia anche archeologo. E’ come se avessimo un’equivalenza tra opera della creatività umana e opera d’arte collocata storicamente. Ma in questo modo è proprio la ricchezza semantica dei beni culturali ecclesiastici che rischierebbe di risultare appiattita.

Una scelta selettiva, quindi, restrittiva anche nella concezione del turismo e dei potenziali target di visitatori. Che un ingegnere possa spiegare cose interessanti quanto affascinanti sulla cupola del Brunelleschi sarà pure arduo da pensare, ma non vedo perché non prenderlo neppure in considerazione.

Le altre novità sono che le guide turistiche potranno viaggiare, non essendo più legate al solo territorio provinciale di residenza. Invece chi vuole organizzare una visita turistica in una qualche località di rilievo con un qualche professorone super esperto ma non munito di patentino dovrà comunque prevedere di avere al seguito una guida turistica patentata, e pagata per stare zitta.

Fondamenta

gennaio 24, 2007

L’altare poggia saldamente sulla terra, sulla tomba dei martiri, dei santi. O sulla sala polivalente.

Chiesa, provincia di Varese

L’albero e la croce

gennaio 23, 2007

Perché i ladroni sono appesi a degli alberi, e non a delle croci?

E’ forse la citazione di un testo?

Postilla: lo chiedo perché non lo so.

Antonello da Messina, Crocifissione, 1455, Anversa, Musée Royal de Beaux Arts

Fides

gennaio 22, 2007

A proposito della Fides rappresentata da Giotto nella cappella degli Scrovegni, a Padova.

Uno che ha letto il Blumenkranz non può che riconoscere sul capo della Fides un cappello di foggia ebraica. Il cappello a punta: quello della tradizione ebraica, diventato poi segno distintivo da indossare obbligatoriamente.

Nell’affresco di Giotto, Fides ha fatto un passo in avanti, è appena uscita dalla buia apertura che le sta dietro. Ora poggia i piedi sulla pietra, sulla roccia. Impugna la Croce e il Credo. Le braccia sono come l’innesto vigoroso nell’antico tronco.

E’ come se Giotto avesse anticipato questo testo (per iniziare, basta leggersi l’autorevole prefazione).

[prima parte del post, qui]

Dietro

gennaio 22, 2007

Dietro a ogni dipinto c’è un testo.

Si diceva, nel post precedente, della fede rappresentata: Piccolo Zaccheo ci indica il testo.

La visione della Fede

gennaio 20, 2007

Certo, la salvezza non è una deduzione. Ogni tentativo di ridurre il piano salvifico del Padre a pura logica umana è destinato al fallimento. C’è una sapienza della Croce che mostra come sia stolta la sapienza di questo mondo (1 Cor, 1,20). C’è un confine tra fede e ragione. Ma questo confine non sancisce estraneità e non esclude un incontro.

Questa verità, che Dio ci rivela in Gesù Cristo, non è in contrasto con le verità che si raggiungono filosofando. I due ordini di conoscenza conducono anzi alla verità nella sua pienezza. L’unità della verità è già un postulato fondamentale della ragione umana, espresso nel principio di non-contraddizione. La Rivelazione dà la certezza di questa unità, mostrando che il Dio creatore è anche il Dio della storia della salvezza. Lo stesso e identico Dio, che fonda e garantisce l’intelligibilità e la ragionevolezza dell’ordine naturale delle cose su cui gli scienziati si appoggiano fiduciosi, è il medesimo che si rivela Padre di nostro Signore Gesù Cristo. Quest’unità della verità, naturale e rivelata, trova la sua identificazione viva e personale in Cristo, così come ricorda l’Apostolo: «La verità che è in Gesù» (Ef 4, 21; cfr Col 1, 15-20). (Fides et ratio, 34)

La fede quindi non è un sentimento, non è un contenuto chiuso, non è un cristallo che riflette solo se stesso. La fede, piuttosto, è relazione. E’ un ordine di conoscenza.  E l’arte l’ha tradizionalmente raffigurata come una donna. Ma non sempre con le stesse sembianze: anzi, a seguirne anche rapidamente l’evoluzione iconografica, emergono dei cambiamenti emblematici.

Fede Giotto Scrovegni

Il dipinto qui sopra è di Giotto, cappella degli Scrovegni, 1302-1305: la fede è una donna che impugna la croce astile che a terra frantuma gli idoli. Sotto i piedi calpesta fogli che tratteggiano degli oroscopi. Sul cartiglio che tiene nella mano sinistra sta scritto il Credo. Alla cintura porta la chiave, segno di Pietro e dei successori che custodiscono la vera dottrina. Ma, soprattutto, è una Fede che ti guarda dritto negli occhi.

Fede, Andrea Pisano, Battistero Firenze

Andrea Pisano, battistero di Firenze, 1330-1336 (foto di Thais.it): la Fede regge il calice e la croce, con lo sguardo ancora aperto e frontale.

Fede, Moretto Da Brescia

Moretto da Brescia, oggi all’Ermitage, prima metà del cinquecento: la Fede porta un leggero velo che le copre il volto. Riflessiva, raccolta su se stessa, non guarda lo spettatore, cerca riparo dagli sguardi indagatori dietro un leggero velo che le copre il volto.

Fede, Alghero, Chiesa di Santa Maria, 1824

Alghero, Chiesa di Santa Maria, 1824: la fede è velata e tiene in mano il libro dei sette sigilli. Non la si può guardare negli occhi e lei, a sua volta, non vede. (Più avanti nel tempo cercherò di portare altri esempi di questo tipo di raffigurazioni della Fede, tutte dell’ottocento e primi novecento). Una fede chiusa che fa leva su se stessa. Dove il mistero rischia di farsi sigillo di enigmi. L’incontro con la ragione, descritto anche nella Fides et ratio, risulta compromesso. Una fede irrelata. Forse riflesso della Chiesa dell’ottocento messa sempre più sotto assedio e chiusa in se stessa.

A questo tipo di rappresentazioni della Fede, non ne faranno seguito altre. Anche perché non ci saranno più rappresentazioni. Nessuno cercherà più di dare un corpo a Fede, Speranza, Carità. Prevarrà un gusto sempre più aniconico, che dura tutt’ora. Dovremo cercare altrove la forma delle fede.

Rimane un paradosso: nella raffigurazione della Fede, siamo passati dalla Donna che ti guarda dritto in faccia, forte e sicura, a una Donna velata, bendata e come cieca. Il fatto è che ai tempi di Giotto la donna bendata rappresentava la Sinagoga, colei che non ha riconosciuto il Salvatore, che non ha avuto fede in Cristo.

Cattedrale di Strasburgo, 1298

[continua]

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L’ornamento, o della metafisica

gennaio 17, 2007

Prendiamo un chiostro di un’abbazia cistercense. Con i suoi quattro lati, chiusi ma aperti verso l’infinito, rappresenta e ripresenta il ritmo del cosmo e la varietà del creato. L’unità si dispiega nella molteplicità, fino ai capitelli che mostrano il mondo vegetale, animale, l’uomo e la rivelazione. Al centro, il centro: la fonte da cui partono i quattro fiumi dell’Eden, il principio che governa l’universo, la causa prima da cui la molteplicità prende vita.

Nel chiostro dell’Abbazia di Santa Maria a Follina, lungo tutto il perimetro, c’è un ornamento, uno stelo (o un tralcio) con delle foglie. Che è proprio quella forma elementare, la matrice (Baltrusaitis la chiama motivo 1) che genera ogni altra possibile fioritura della decorazione romanica: la causa seconda di tutta la varietà del mondo vegetale.

(Alcuni esempi di sviluppo del motivo 1).

Il corso

gennaio 14, 2007

Nell’intervista di ieri Don Stefano Russo, responsabile Ufficio Bce della Cei, sottolineava: “Le diocesi si sono dotate di personale, spesso anche giovane, sicuramente di ottima formazione accademica ma talora carente di un’attenzione calibrata sulle peculiarità del bene culturale ecclesiastico”.

La formazione quindi è il punto nodale. Segnalo che il 16 febbraio inizia il Corso di aggiornamento e formazione Beni Culturali Ecclesiastici – Gestione Comunicazione, Valorizzazione. E’ un corso ben rodato, ormai alla quarta edizione, ideato e promosso dall’Associazione Cardinal Ferrari, curato dalla Almed (Univeristà Cattolica del Sacro Cuore di Milano), patrocinato dalla CEI – Ufficio Nazionale Bce e dal Vicariato per la Cultura della Diocesi di Milano, sponsorizzato da OpenCare. Io ho partecipato l’anno scorso ed è stata un’ottima esperienza. Un’esperienza valida sia per i professionisti che si vogliono avvicinare alla specificità di questo settore, sia per chi già ci lavora. Qui il programma e tutte le informazioni.


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