Domenica

aprile 20, 2014

Santagata sulla via di emmaus

Due discepoli si allontanano da Gerusalemme, se ne tornano a casa. Il loro maestro è stato crocifisso. Attorno si distendono lunghe ombre.

Un forestiero si accosta e, camminando, chiede loro: «cosa è successo?» (Lc 24,19). Poco a poco, il dialogo con lui porta i due discepoli a leggere in modo nuovo quanto accaduto: le profezie antiche illuminano gli eventi occorsi, tutto inizia a ricomporsi in un senso promettente di vita. Ed ecco che il cuore inizia ad ardere, la mente inizia ad essere inondata di luce, il cammino si rischiara.

Di lì a poco si fermeranno ad una locanda e, alla frazione del pane, riconosceranno che il forestiero è Gesù risorto.

Ripercorreranno di corsa quella stessa strada per tornare verso Gerusalemme ad annunciare la luce della risurrezione.

(A. Giuseppe, Sulla via di Emmuas, Milano, Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei)  

Sabato

aprile 19, 2014

Il giorno del distacco.

Maria è segnata dall’impronta lasciata dal figlio, materia della sua materia. Il bronzo traccia il mistero dell’Incarnazione: «il Verbo si è fatto carne» (Gv 1,14).

calvelli madonna del distacco

Non c’è nascita senza dolore materno. Cristo è vero Dio e vero uomo. Ogni madre si deve staccare dal figlio affinché questi viva. E viva e muoia da vero uomo.

Gesù è nel sepolcro come seme di frumento nel buio della terra. Si apra la terra e germini il salvatore (Is 45,8). Maria veglia, attende di abbracciare la parola promessa.

Il figlio, nella notte di Natale, uscì dal suo ventre di vergine; nello stesso silenzio, uscirà dal sepolcro.

(Ettore Calvelli, La Madonna del distacco, Milano, Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei)

Venerdì

aprile 18, 2014

asplanato

Irriconoscibile. Indistinguibile. «Davanti a noi non aveva neppure un volto, un’anima non traspariva» (Is 53,2).

(Bernardo Asplanato, Le tre croci, Milano, Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei)

Giovedì

aprile 17, 2014

Chi non ama è riassorbito dalle tenebre. 

Giuda Iscariota, durante l’ultima cena, «preso il boccone», esce per compiere il tradimento «ed entra nella notte» (Gv 13,30). In questo bronzo, Giuda è coperto da un mantello impenetrabile, sigillato dalla borsa dei trenta denari. È tenebra che avanza.

Giuda - Pirrone

 

 

(Giuseppe Pirrone, Giuda, bronzo, Milano, Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei)

Mercoledì

aprile 16, 2014

Nessuna verticalità. Non c’è da accollare una pretesa liturgica all’opera di Raul Gabriel. È piuttosto un esercizio duraturo che chiede di stare appoggiato sul tavolo da lavoro. Qui ha la sua forza.

raul gabriel, buon pastore e agnello

Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore (Gv 10,11).

I fili neri disegnano un costato. Una croce ne è il telaio. Le scapole s’incurvano come una pecora sulle spalle. Trama e ordito intessono agnello e pastore.

L’agnello sarà il loro pastore e li condurrà alle sorgenti d’acqua viva (Ap7,17).

(Raul Gabriel, Cristo Buon Pastore e Agnello, 2011, Bitume graffite e resina, Milano, GASC)

Marina Abramovic Institute

marzo 26, 2014

Silenzio, levitazione, cristalli energetici. Insomma, una grande vibrazione. Pennica inclusa.

.

.

Marina Abramovic Institute

Che cos’è una vibrazione

marzo 19, 2014

Un film sulla sconclusionatezza ha da essere sconclusionato?  Del film La grande bellezza mi rimane gran poco se non questa domanda. E una scena, quella dove c’è un’artista che sembra Marina Abramovic. Potrebbe diventare il tormentone degno del nostro tempo da basso impero: «che cos’è una vibrazione?».

marina-abramovic

Il Papa sorrisi e canzoni

marzo 4, 2014

il mio papa mondadori

Parte domani il settimanale Il mio Papa. Un po’ gossip, un po’ buoni sentimenti, un po’ fiction. E che ognuno dica la sua. I semiotici lo chiamerebbero “magistero paratestuale”, gli altri in modo più sbrigativo.

Ecco dunque che sulla scena abbiamo sia Papa Francesco sia lo “spirito di Papa Francesco”, il papa mediatico, il papa sorrisi e canzoni. “Il mio Papa”, appunto, adattato all’uso e pronto al consumo.

E’ questo un tempo della Chiesa in cui pare replicarsi quanto accaduto con il Concilio Vaticano II: come il Concilio dei Padri è stato obliterato dal Concilio dei media, allo stesso modo il papa reale sarà sopraffatto dal papa virtuale.

Se con Scalfari abbiamo avuto le interviste semi-inventate, qui non possiamo che temere l’apologia della tiepida banalità.  C’è da chiedersi se faranno anche dei titoli dove il papa non possa essere confuso con un personal trainer spirituale.

Detto questo il ragionamento si allarga (e dovrà proseguire). Assodato che i media hanno una loro forza, sono vere potenze dell’aria, non posso che rilevare che iniziative come queste ci saranno sempre e saranno sempre più capaci di mimetizzarsi con il messaggio del Vangelo. Il rischio è che “il papa dei media” si metta ad accusare di tradimento “il Papa della Chiesa” nel momento in cui questo si discosti apertamente dalle attese del mercato. Del resto, prendere in prestito il linguaggio del Vangelo per operare un’imitazione usurpatrice è un meccanismo noto: è quanto sintetizzato dalla figura dell’Anticristo. 

Sì, sto dicendo che la figura di papa virtuale che nasce dalla proiezione dei media può assumere natura anticristica.

Ecco già vedo che chi legge questo post inizia a immaginarmi come un fondamentalista dello Utah con tanto di salopette e forcone. In realtà io qui mi rifaccio agli studi di René Girard quando descrive Satana come colui che prende in prestito il linguaggio del Vangelo e delle vittime per presentarsi come liberatore dell’umanità: L’anticristo si vanta di recare agli uomini la pace e la tolleranza che il cristianesimo senza risultati promette loro. In realtà, quello che la radicalizzazione della “vittimologia” contemporanea porta con sé è l’effettivo ritorno a ogni sorta di abitudini pagane: l’aborto, l’eutanasia, l’indifferenziazione sessuale, i giochi da circo di ogni tipo… (René Girard, Vedo satana cadere come la folgore, Adelphi, pag. 236).

Da un punto di vista della comunicazione, il modo per non lasciarsi inghiottire dallo scimmiottamento dei media non è cercare di uscire dal loro gioco. Semplicemente impossibile in quanto sono pervasivi. L’unico modo è beffarli. E qui per “beffa” intendo quanto scritto da Origene: Satana è stato beffato dalla Croce.

La potenza di dissimulazione dei media è volta a creare unanimità. Una finta pace che cela le vittime. Ogni nuova evangelizzazione deve porre attenzione a non abbassarsi a questo livello di consenso. La Chiesa non può limitarsi a cercare rispetto nel mondo pensando di assolvere al ruolo di notaio della modernità. Se guardiamo ai racconti evangelici ogni volta che Cristo trova una unanimità mimetica la mette a soqquadro e porta divisione in quanto non accetta un ordine parassitario che si perpetua grazie al meccanismo vittimario. Ed è la croce che è in grado di smascherare la dissimulazione della finta pace. E’ la croce che porta le singole persone ad una unità superiore, perché agapica e non frutto della soppressione della parte più debole.

Se non è possibile non accettare il terreno comune dei media, allora alla libertà del cristiano spetta il compito di piantarci in mezzo la singolarità del Vangelo, ovvero la differenza specifica della Croce.

Una puntatina in chiesa

febbraio 24, 2014

Soglia è ciò che introduce al contenuto. La soglia anticipa il codice utilizzato dal contenuto per facilitarne la comprensione una volta entrati.

Il portale è la soglia per eccellenza di una chiesa, ma lo sono anche il sagrato, il viale alberato, il suono delle campane… Soglia  di una chiesa sono il libretto della messa o le fotocopie con gli avvisi domenicali.

I poster attaccati sul portone della chiesa dovrebbero meritare la stessa cura e attenzione che hanno ricevuto le colonne di granito del nartece, perché entrambi sono soglia e entrambi fanno capire come quella soglia sia da varcare.

E’ quindi preferibile che la soglia di una chiesa non utilizzi lo stesso codice usato da una tavola calda o da una sala di slot machine.

celletta

Quale rapporto tra economia e bellezza

febbraio 22, 2014

Arte ed economia è un binomio necessario. Certo, di primo acchito, non suona bene, ma è solo perché siamo abituati male e subito corriamo col pensiero alle scatolette d’artista o ai fustini di detersivo che valgono milioni (anche se, più che arte ed economia, per questi fenomeni dovremmo scomodare discipline intitolate “chiacchiera e speculazione”).

Di ben altro qui si tratta. Porre in relazione  l’arte (e la bellezza di cui ne è testimone) con l’economia significa misurarne la capacità di sostenere e generare la vita nel tempo. Significa spazzare via tutto ciò che è parassitario per far emergere il vero che dura, il bene che guida, il bello che fa risorgere.

In questo video Rodolfo Papa,  in un conferenza presso la facoltà di economia dell’Università di Palermo, offre un approfondimento con numerosi esempi sulla relazione tra bellezza ed economia.

.

Al rapporto tra economia, creatività e bellezza avevo dedicato una serie di post: Le dodici ceste.


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.